Il paradosso dei progetti NBS e la svolta dell’offtake: 5 verità sulla finanza climatica

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Finanza Climatica: 5 Verità Scomode (e Opportunità Nascoste) che Stanno Riscrivendo le Regole
Quando si parla di azione per il clima, la conversazione nelle aziende finisce quasi sempre su un unico tema: i costi. Gli investimenti in sostenibilità sono spesso visti come una spesa necessaria, un obbligo da spuntare in un bilancio che guarda solo al profitto. Ma questa visione sta diventando rapidamente obsoleta.
Sotto la superficie di un dibattito pubblico spesso polarizzato, è in atto una rivoluzione silenziosa. Le regole della finanza climatica stanno cambiando a una velocità impressionante, spinte da nuove normative, sfide inaspettate e modelli di investimento innovativi. Non si tratta più solo di “fare la cosa giusta”, ma di fare la mossa strategica più intelligente.
In questo articolo, esploreremo cinque spunti chiave che stanno ridefinendo il modo in cui finanziamo un futuro sostenibile. Scopriremo come i crediti di carbonio si stiano trasformando da spesa a investimento, perché i migliori progetti climatici sono bloccati in un paradosso finanziario e quale sia l’ostacolo più grande (e sorprendente) che frena l’azione su larga scala.
I crediti di carbonio non sono più solo una spesa, ma un asset strategico in bilancio.
Tradizionalmente, l’acquisto di crediti di carbonio per compensare le emissioni è sempre stato registrato come un costo operativo. Un’uscita, punto. Un accordo innovativo della società legale Clyde & Co sta ribaltando questo paradigma. L’azienda ha deciso di trattare i suoi futuri acquisti di crediti di carbonio non come una spesa, ma come un asset a lungo termine da inserire in bilancio.
Questo approccio si basa sugli standard contabili internazionali esistenti (IAS37 e IAS38), trasformando un’iniziativa di sostenibilità in un investimento strategico. Questo è il dettaglio cruciale: ancorando la strategia a standard internazionali consolidati, l’idea passa da radicale a un modello finanziario credibile e replicabile che qualsiasi CFO può potenzialmente adottare. Dato che le analisi di mercato, come quelle di Bloomberg, prevedono che il prezzo dei crediti di carbonio possa aumentare da 3 a 5 volte entro il 2038, questo “asset” è destinato ad apprezzarsi nel tempo. Per mitigare i rischi, il portafoglio di crediti è anche assicurato contro il fallimento dei progetti.
La maggior parte dei progetti climatici è intrappolata in un paradosso finanziario.
Esiste un enorme potenziale nei progetti basati sulla natura (Nature-based Solutions – NBS), come la riforestazione o l’agricoltura rigenerativa. Tuttavia, la maggior parte di essi si trova in una situazione paradossale: per attirare grandi capitali, devono raggiungere determinate tappe di sviluppo, ma per raggiungere quelle tappe hanno bisogno di capitali che non riescono a ottenere.
Un sondaggio condotto da Carbon Capital Lab su 74 sviluppatori di progetti rivela che quasi un terzo di essi si affida al bilancio della propria organizzazione, mentre un altro 26% dipende da costoso capitale di rischio a livello di progetto (“project-level equity”) per i finanziamenti iniziali. I progetti in fase embrionale (prima della validazione ufficiale del documento di progetto, o PDD) dipendono quasi interamente dai fondi propri. Questo crea una disperata corsa contro il tempo, frenando la pipeline di iniziative di alta qualità e impedendo loro di raggiungere il mercato.
Esiste una “chiave magica” per sbloccare capitali a basso costo: il contratto di offtake.
Come si esce dal paradosso del finanziamento? La risposta sembra essere il contratto di offtake. In termini semplici, un offtake è un impegno a lungo termine da parte di un acquirente ad acquistare la produzione futura di un progetto, in questo caso i crediti di carbonio.
I dati rivelano il suo ruolo catalitico in due modi. Primo, uno sbalorditivo 85% dei progetti che sono riusciti a ottenere finanziamenti tramite debito (una forma di capitale molto più economica rispetto all’equity) aveva un accordo di offtake in essere. Inoltre, l’analisi mostra che i progetti con un offtake avevano una probabilità 6,7 volte maggiore di utilizzare il debito a livello di progetto in primo luogo. Garantendo un flusso di entrate futuro, l’offtake dà agli investitori la fiducia necessaria per finanziare un progetto a costi molto più bassi.
L’ostacolo più grande non è la tecnologia, ma il costo del denaro.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la più grande fonte di incertezza nei costi per gli sviluppatori di progetti climatici non è la scienza o la misurazione delle emissioni (MRV). È il “costo del capitale”, ovvero quanto costerà finanziare il progetto. Un sondaggio mostra chiaramente come questa voce superi di gran lunga tutte le altre preoccupazioni quando si tratta di prevedere le spese complessive.
Ma c’è un’altra sfida, ancora più concreta: il più grande ostacolo pratico per accedere ai finanziamenti non è il costo del capitale in sé, ma i costi iniziali e i lunghi tempi necessari per diventare “pronti per l’investimento” (“investment-ready”). Questo sposta il focus del problema: il vero collo di bottiglia non è tanto l’incertezza sulla tecnologia, quanto l’imprevedibilità dei costi finanziari e le barriere economiche iniziali che impediscono ai progetti di decollare.
Si profila una crisi dell’offerta, e questa è un’opportunità.
Nonostante le attuali difficoltà, la domanda di crediti di carbonio di alta qualità, specialmente quelli basati sulla natura, è destinata a esplodere nel prossimo decennio. A guidare questa crescita sono diversi fattori: l’implementazione dell’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi, nuovi schemi di conformità obbligatoria, gli impegni net-zero delle aziende e le imminenti modifiche alle regole della Science Based Targets initiative (SBTi).
Il divario tra domanda e offerta è già evidente. Gli investimenti attuali nei progetti di rimozione del carbonio basati sulla natura sono sufficienti a soddisfare solo circa la metà della domanda prevista per il 2030. Questo “gap” non è solo un problema, ma rappresenta un’enorme opportunità per gli investitori che sapranno muoversi per primi, posizionandosi in una classe di asset emergente e di importanza strategica.
Il messaggio è chiaro: la finanza per il clima sta rapidamente maturando. Non è più un semplice esercizio di conformità o di greenwashing, ma un campo di investimenti strategici sofisticato, pieno di sfide complesse e di opportunità innovative per chi sa dove guardare.
Stiamo passando da un modello basato sulla spesa a uno basato sull’investimento, dove il vero ostacolo non è più la mancanza di soluzioni, ma la mancanza di strutture finanziarie adeguate per scalarle. Mentre le regole del gioco vengono riscritte sotto i nostri occhi, la vera domanda è: chi saranno gli innovatori che si faranno avanti per finanziare le soluzioni di cui il nostro pianeta ha disperatamente bisogno?