Omnibus o non Omnibus: il reporting è morto?

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CSRD, il colpo di scena: Perché decine di migliaia di aziende europee non dovranno più fare reporting di sostenibilità
Nel panorama della sostenibilità aziendale, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è diventata un punto di riferimento fondamentale, spingendo le imprese europee verso una maggiore trasparenza. Tuttavia, un cambiamento normativo recente e passato quasi inosservato sta per ridisegnare completamente la mappa della conformità. Una direttiva “Omnibus” ha drasticamente e inaspettatamente ridotto il numero di aziende soggette all’obbligo di reporting, introducendo una svolta che non solo alleggerisce l’onere per migliaia di imprese, ma che ricalibra le aspettative europee in materia di trasparenza aziendale.
La Portata Generale del Cambiamento
La modifica introdotta non è un aggiustamento marginale, ma un taglio netto e profondo. In molti stati membri dell’Unione Europea, la percentuale di aziende escluse dall’obbligo di reporting supera l’80% o addirittura il 90%.
Casi emblematici come il Belgio, con una riduzione del 91,40%, e la Polonia, che vede il 90,00% delle aziende precedentemente incluse ora escluse, illustrano la portata di questo cambiamento. In termini semplici, la stragrande maggioranza delle imprese che si preparavano a redigere il proprio bilancio di sostenibilità secondo la CSRD è stata, di fatto, sollevata da tale obbligo.
Non Solo i Piccoli: L’Impatto sui Giganti Economici Europei
L’idea che questa riduzione riguardi solo le economie minori è errata. L’impatto è massiccio anche sui principali motori economici del continente, come Germania, Italia, Francia e Spagna.
Analizzando i numeri assoluti, la Germania vede quasi 12.400 aziende uscire dal perimetro della direttiva (12.393), l’Italia oltre 4.100 (4.190), la Francia più di 3.400 (3.422) e la Spagna quasi 3.600 (3.596). Anche le percentuali confermano la tendenza, con riduzioni dell’88,6% in Germania e dell’84,5% in Italia. Questo significa che il panorama competitivo e le catene di fornitura all’interno di queste potenze economiche saranno meno uniformemente trasparenti di quanto inizialmente previsto, concentrando l’onere della trasparenza su un numero molto più ristretto di leader di mercato.
I Campioni dell’Esclusione: I Paesi con le Riduzioni più Drastiche
In cima alla classifica dell’esclusione troviamo tre nazioni in cui la direttiva è stata di fatto quasi azzerata, con riduzioni superiori al 95%:
- Cipro: con una riduzione record del 97,70%
- Slovacchia: con una riduzione del 96,30%
- Lettonia: con una riduzione del 95,70%
Per queste nazioni, la direttiva passa dall’essere una riforma di mercato su vasta scala a un esercizio di conformità mirato a un’élite aziendale, sollevando interrogativi su come gli obiettivi di sostenibilità nazionali verranno perseguiti al di fuori dell’ambito CSRD.
Il Caso Unico di Malta: L’Anomalia che Sfida la Tendenza
In un contesto di riduzioni generalizzate, un dato emerge come una curiosa anomalia. Mentre ogni altro paese dell’Unione Europea ha visto diminuire il numero di aziende soggette a CSRD, Malta ha registrato un leggero aumento.
Le cifre mostrano che le aziende maltesi incluse nel perimetro sono passate da 3 a 4. Questo si traduce in una “riduzione” negativa del -33,30%, rendendo Malta l’unica, affascinante eccezione a una tendenza altrimenti universale in tutta Europa.
Una riduzione che cambia il mercato (non solo la compliance)
Le stime e i dati che circolano convergono su un punto: l’Omnibus porta a una contrazione enorme del numero di imprese coinvolte. In diversi Paesi, soprattutto quelli più piccoli, resterebbero pochissime aziende “in scope”, rendendo più difficile distinguere in modo chiaro i leader dai ritardatari.
È qui che la discussione diventa strategica: meno trasparenza non rende il mercato più efficiente. Al contrario, può rendere più difficile anche per i decisori pubblici costruire politiche basate su evidenze (ad esempio, nel disegnare incentivi e sussidi mirati), perché mancano dati comparabili e verificabili.
E c’è un altro punto spesso dimenticato: il dibattito sulla competitività europea non è “togliere regole”. È calibrare meglio gli standard in funzione della dimensione d’impresa. L’obiettivo è la proporzionalità, non la deregolamentazione.
Se la trasparenza diminuisce, chi la mantiene guida la conversazione
Quando una normativa coinvolge molte imprese, la rendicontazione è “rumore di fondo”: tutti devono farla, quindi fa meno differenza.
Quando invece il perimetro si restringe, la rendicontazione diventa un segnale.
Un segnale di:
solidità (governance e processi),
affidabilità (dati e controlli),
visione (piani e obiettivi),
capacità di execution (risultati misurabili).
In pratica: la reputazione non si costruisce con claim, ma con evidenze.
Perché adeguarsi alla CSRD anche se non sei obbligato
1) Brand reputation: chi dimostra è credibile
Oggi il mercato premia chi sa provare quello che dice. Un impianto ispirato alla CSRD/ESRS mette ordine tra KPI, target, governance e rischi. E rende la comunicazione più robusta, perché poggia su basi misurabili.
2) Leadership: meno “reporter”, più spazio per emergere
Se rendicontano in pochi, chi rendiconta bene diventa più visibile. In uno scenario di trasparenza ridotta, il reporting volontario può trasformarsi in un elemento distintivo: non “adempimento”, ma posizionamento.
3) Filiera e procurement: le richieste arrivano comunque
Anche se sei fuori scope, potresti essere dentro la catena del valore di chi resta in scope. E allora succede questo: questionari, richieste dati, qualifiche ESG, gare, audit.
Chi si prepara con un framework solido risponde meglio, più velocemente e con meno frizioni commerciali.
4) Rischio greenwashing: più basso quando hai processo e controlli
Molti inciampi reputazionali nascono da un problema semplice: raccontare più di quanto si possa dimostrare. Un percorso “CSRD-ready” riduce il rischio di comunicazioni fragili o incoerenti, perché introduce controlli, tracciabilità e coerenza tra promesse e numeri.
Un approccio pragmatico: CSRD-ready senza burocrazia inutile
La riduzione dello scope CSRD è un cambio di rotta importante. Ma non deve diventare un alibi per fermarsi. Al contrario: in un contesto dove rendicontano in pochi, chi sceglie trasparenza e metodo può distinguersi con maggiore forza.
Se vuoi rendere la sostenibilità un asset di reputazione (senza complicarti la vita), il primo passo è costruire una base dati credibile e comunicabile.
eCO2 nasce proprio per questo: aiutare le aziende a misurare e valorizzare i propri dati, trasformandoli in fiducia e posizionamento.