WEF Global Risks Report 2026: guida alla resilienza istituzionaleBLOGWEF Global Risks Report 2026: guida alla resilienza istituzionale

WEF Global Risks Report 2026: guida alla resilienza istituzionale

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Introduzione

L’era della competizione e il mondo sul precipizio

Le istituzioni operano oggi su un “precipizio” strategico: la transizione verso un ordine multipolare frammentato ha trasformato la resilienza istituzionale da funzione amministrativa a requisito di sopravvivenza. Non siamo davanti a una frizione temporanea, ma a una discontinuità strutturale: commercio, finanza e tecnologia vengono sempre più usati come leve di guerra ibrida e influenza geoeconomica.

Il Global Risks Perception Survey 2025-2026 fotografa il collasso della previsione tradizionale: solo l’1% dei leader si aspetta un futuro “calmo” e il 57% anticipa un decennio “tempestoso”. In questo passaggio dalla cooperazione multilaterale a una competizione a somma zero, la fiducia internazionale si erode e impone ai decisori un riposizionamento rapido per evitare l’irrilevanza strategica.

Implicazione chiave: la resilienza non è più “risk management”; è continuità del mandato istituzionale.

Le forze strutturali del cambiamento

I driver della turbolenza

Comprendere le forze strutturali non è più un esercizio di foresight: è la base di qualunque strategia di protezione del valore istituzionale. La convergenza dei driver genera una policrisi che rende obsoleti i quadri di governance del secolo scorso.

Driver principali

  • Accelerazione tecnologica e vulnerabilità quantistica
    L’IA è ormai una forza sistemica. Parallelamente, l’ipotesi del “Q-Day” (rottura della crittografia attuale) sposta la sicurezza su un terreno post-classico: con il 53% degli esperti che attribuisce una probabilità del 50% che Shor renda vulnerabile RSA-2048 entro il decennio, la cripto-agilità diventa lo standard minimo, anche per contrastare campagne di tipo harvest now, decrypt later.
  • Spostamenti geostrategici: multipolarità senza multilateralismo
    Il declino del rules-based order è operativo, non teorico. Le medie potenze spingono regole regionali e il sistema di risoluzione delle controversie WTO resta marginalizzato: si rafforza la logica della forza e della pressione economica.
  • Clima come moltiplicatore di instabilità
    Con temperature che superano stabilmente la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, il clima non è più un rischio “ambientale”: è un fattore materiale che colpisce stabilità dei sistemi terrestri e catene di approvvigionamento.
  • Biforcazione demografica e perdita di expertise
    Il pensionamento dei baby-boomer accelera un drenaggio di competenze in aree ad alta criticità (infrastrutture idriche, nucleare), proprio mentre i sistemi richiedono modernizzazione e presidio tecnico.

Impatto strategico (So what?)
I modelli “a compartimenti stagni” falliscono: una crisi del debito può innescare in tempo quasi reale uno shock cyber-fisico o una rivolta sociale. Serve una governance adattiva che integri sicurezza nazionale, strategia economica e coesione interna.

Il logoramento del contratto sociale

“Streets vs. elites” e recessi del diritto

La stabilità interna è sotto pressione per una crisi di legittimità che contrappone “piazze” ed élite. La polarizzazione sociale è tra i principali rischi a breve termine, alimentata da una percezione di esclusione dai processi decisionali.

Non è solo percezione: la crescita “a K” ha prodotto fratture strutturali. Mentre i prezzi delle proprietà immobiliari sono aumentati del 37% rispetto ai minimi del 2012, i salari reali dei lavoratori dipendenti sono rimasti stagnanti in metà dei paesi OCSE, comprimendo la mobilità sociale.

In parallelo emerge una “White-Collar Rust Belt”: centri urbani della conoscenza che vedono professioni qualificate esposte all’automazione IA. Il risultato è un arretramento dello stato di diritto: nel 2025, il 68% di 143 paesi ha registrato un declino nell’integrità del proprio ordinamento giuridico.

Impatto strategico (So what?)
La disparità tra detentori di asset e lavoratori dipendenti è un driver di rischio politico primario: il vuoto di fiducia viene riempito da narrazioni populiste che rendono impraticabili riforme strutturali, generando gridlock e indebolendo la capacità dello Stato di protezione.

L’erosione della verità

IA, disinformazione e costo dell’apatia

L’integrità dell’informazione è diventata una risorsa strategica: preziosa e vulnerabile. Il confine tra reale e sintetico si assottiglia, producendo una crisi della verità che colpisce l’ordito istituzionale.

  • Inquinamento dell’ecosistema informativo
    Il 58% della popolazione mondiale fatica a distinguere il vero online. Deepfake e manipolazione algoritmica non colpiscono solo le elezioni: intaccano fiducia in giustizia, evidenze scientifiche e procedure.
  • News avoidance e desensibilizzazione
    Di fronte a contenuti violenti e ripetitivi, il 40% evita attivamente le notizie.

Impatto strategico (So what?)
Il rischio ultimo non è la menzogna in sé, ma la desensibilizzazione: apatia e cinismo riducono la mobilitazione del capitale sociale necessaria per gestire crisi collettive (clima, sicurezza, salute pubblica). Senza verità condivisa, le istituzioni perdono capacità di guida dell’azione civica e aumentano gli spazi di manovra per attori ostili.

Confronto geoeconomico e fragilità delle infrastrutture critiche

Il confronto geoeconomico domina il biennio. Con un debito globale di 251 trilioni di dollari (circa 235% del PIL), molti governi hanno margini fiscali ridotti per modernizzare infrastrutture obsolete. Ne deriva un vuoto operativo che può essere sfruttato da attori non statali o potenze ostili tramite controllo o condizionamento di asset strategici.

Tipologie di minaccia

  • Sistemi obsoletisilent failures da corrosione, crepe, manutenzione insufficiente e perdita di expertise (effetto esodo baby-boomer).
  • Eventi meteo estremi → stress test che superano le tolleranze di progetto di reti elettriche, dighe, sistemi idrici.
  • Guerra ibrida e cyber-fisica → malware e IA contro sistemi OT e controllo industriale, con impatti sul mondo fisico.

Impatto strategico (So what?)
Il collasso dei servizi essenziali (blackout, crisi idriche) è un punto di rottura del contratto sociale: quando lo Stato non garantisce la base, la fiducia residua evapora e la fragilità tecnica si traduce in instabilità politica permanente, aprendo opportunità di infiltrazione esterna.

Quadro strategico per la resilienza istituzionale

Direttive d’azione

Il passaggio richiesto è dalla gestione reattiva della crisi alla costruzione proattiva di una nuova architettura di fiducia. Le direttrici seguenti vanno lette come imperativi strategici.

  1. Dialogo multi-stakeholder radicale
    Piattaforme permanenti pubblico-private per ricostruire legittimità decisionale tramite trasparenza e accountability.
  2. Integrità del segnale e difesa della verità
    Standard tecnici (es. watermarking, registri di integrità) per certificare contenuti istituzionali. Alfabetizzazione civica orientata a bias algoritmici e manipolazioni, non solo al “fact checking”.
  3. Cripto-agilità post-quantistica
    Avviare subito transizione verso algoritmi resistenti al quantistico e piani di migrazione. Aspettare significa esporsi a decrittazione retroattiva di segreti e dati sensibili.
  4. Resilienza della supply chain basata sul foresight
    Superare il just-in-time dove non è sostenibile: diversificazione strategica, scorte e piani di sostituzione per risorse critiche (terre rare, energia, componentistica).
  5. Partnership per infrastrutture critiche
    Modernizzazione di idrico ed energetico con il privato, e programmi strutturati di trasferimento competenze intergenerazionale per colmare il gap di expertise.

Impatto strategico (So what?)
Non sono misure difensive: in un mercato della fiducia competitivo, chi dimostra capacità superiore di protezione e integrità ricostruisce valore del proprio brand istituzionale e diventa un ancoraggio di stabilità.

Conclusione

Verso un nuovo ordine di collaborazione strategica

La traiettoria del 2026 non è predeterminata. Dipende dalla capacità dei leader di accettare che la competizione geoeconomica è la nuova normalità, senza rinunciare alla collaborazione strategica come unico strumento per gestire rischi transnazionali.

La resilienza istituzionale richiede visione di lungo periodo e un ritorno al cuore del contratto sociale: la protezione della dignità dei cittadini e la difesa di una base di verità condivisa. La sfida è trasformare la competizione in una cooperazione pragmatica e resiliente: non idealismo, ma architettura operativa della stabilità.