Carbon removal: quanto costerà nel 2030 e nel 2035BLOGCarbon removal: quanto costerà nel 2030 e nel 2035

Carbon removal: quanto costerà nel 2030 e nel 2035

Costi Carbon removal 2030 2035

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C’è un aspetto del percorso verso il net-zero che molte aziende continuano a trattare come una voce “da sistemare più avanti”. È comprensibile: prima si tagliano le emissioni dove è possibile, poi si vedrà come gestire il residuo.
Il problema è che “più avanti” rischia di diventare molto più caro.

Il mercato della rimozione di CO₂ (e, più in generale, dei crediti di carbonio di qualità) si sta muovendo in una direzione chiara: i prezzi stanno salendo e la disponibilità non cresce allo stesso ritmo della domanda. In altre parole, aspettare non è neutrale. È una scelta con conseguenze economiche.

Net-zero: non è solo un tema ambientale, è un tema di budget

Quasi tutte le strategie climatiche serie partono dalla riduzione: efficienza, rinnovabili, elettrificazione, ottimizzazione dei processi. Ed è giusto così.
Ma nella maggior parte dei settori, una quota di emissioni resterà “hard-to-abate” ancora a lungo. Per chi vuole davvero arrivare al net-zero, quella quota dovrà essere gestita con rimozioni e con crediti adeguati.

E qui emerge un rischio spesso sottovalutato: il costo della rimozione non è stabile. È un costo esposto alle dinamiche di mercato — e il mercato, oggi, sta diventando più competitivo.

Tre cose da sapere prima di rimandare

1) Il costo dell’attesa non cresce a piccoli passi

Non si tratta di qualche punto percentuale in più. Le proiezioni mostrano aumenti che cambiano l’ordine di grandezza della spesa.

La stima per la rimozione del 10% di carbonio indica questo scenario (oggi → 2030 → 2035):

  • Piccola impresa: 400.000$ → 1,2M$ → 3,6M$

  • Media impresa: 1,5M$ → 4,5M$ → 13,5M$

  • Grande impresa: 10M$ → 30M$ → 90M$

È un salto che parla da solo: ciò che oggi è pianificabile, domani potrebbe diventare una voce di spesa difficile da assorbire senza impatti su investimenti, margini o priorità operative.

2) Non è una “bolla”: è domanda che supera l’offerta

L’aumento dei prezzi non somiglia a un picco temporaneo. È il risultato di una dinamica strutturale: sempre più aziende cercano crediti e rimozioni di alta qualità, ma l’offerta credibile non si crea dall’oggi al domani.

E c’è un altro fattore: la qualità conta sempre di più. Tra aspettative di stakeholder, audit, regole sui claim e attenzione al greenwashing, il mercato sta diventando più selettivo. Questo restringe ulteriormente il campo dei progetti davvero robusti e comparabili.

Quando più player si contendono la stessa fascia “alta” di offerta, il prezzo tende a salire. È semplice economia.

3) Agire ora è una scelta strategica (non “solo” un costo)

In questo contesto, la domanda non è “comprare crediti” — la domanda è come costruire una strategia.
Per molte aziende, muoversi adesso significa soprattutto una cosa: ridurre l’esposizione futura.

Nel documento emerge un concetto molto netto: investire oggi in soluzioni climatiche basate sulla natura (come la riforestazione) può far risparmiare fino a 10 volte rispetto ai costi attesi nel 2035.
Il punto non è la promessa miracolosa. Il punto è il meccanismo: entrare prima in un mercato che sta diventando più caro permette di mettere a terra un piano più efficiente, più stabile, più difendibile.

Crediti di carbonio: non sono tutti uguali (e “gestirli” è diverso da “acquistarli”)

C’è un errore ricorrente: trattare i carbon credits come una commodity.
In realtà, la differenza non sta solo nel prezzo, ma nella solidità: addizionalità, permanenza, rischio di reversal, qualità del monitoraggio, tracciabilità, co-benefici, documentazione. E poi c’è il tema, spesso ignorato fino all’ultimo, della coerenza dei claim.

In un mercato che si sta professionalizzando, la qualità non è un dettaglio. È parte della gestione del rischio.

Come evitare lo shock dei costi: un approccio pratico

Le aziende che non vogliono farsi trovare impreparate stanno adottando un approccio più simile al risk management che all’acquisto spot:

  1. Capire il residuo: quali emissioni resteranno hard-to-abate e per quanto tempo.

  2. Definire una roadmap: riduzione interna + quota di rimozione nel tempo.

  3. Pianificare il procurement: criteri di qualità, diversificazione, acquisti scaglionati, controllo della volatilità.

  4. Gestire un portafoglio: non singole transazioni, ma una strategia con reporting e tracciabilità.

È qui che “agire ora” smette di essere uno slogan e diventa una scelta organizzativa.

Il Carbon Credit Management di ecosostenibile.eu

Se la rimozione del carbonio diventa una voce di costo sempre più importante, allora serve una gestione all’altezza: strategia, controllo, qualità, documenti e coerenza di comunicazione.

Con i servizi di Carbon Credit Management di ecosostenibile.eu supportiamo le aziende lungo tutto il percorso:

L’obiettivo è semplice: trasformare un costo inevitabile in una scelta controllata, evitando rincorse e decisioni affrettate.

In conclusione: rimandare ha un prezzo

La rimozione del carbonio non è più un tema “da fine percorso”. È già un tema di mercato, di budget e di competitività.
Le aziende non si trovano davanti a un “se”. Si trovano davanti a un “quando”. E ogni anno di attesa può amplificare costi e rischi.

Se vuoi, possiamo partire da una valutazione concreta: quanta rimozione potrebbe servirti nei prossimi anni, quali scenari di costo ti aspettano e come costruire un piano credibile.