Crediti di carbonio: cosa ci insegna il 2025 e perché nel 2026 conteranno qualità, integrità e gestione strategicaBLOGCrediti di carbonio: cosa ci insegna il 2025 e perché nel 2026 conteranno qualità, integrità e gestione strategica

Crediti di carbonio: cosa ci insegna il 2025 e perché nel 2026 conteranno qualità, integrità e gestione strategica

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Nel 2025 il mercato globale dei crediti di carbonio ha mandato un messaggio chiaro: il tempo del volume indistinto è finito. L’offerta si è ridotta, la domanda ha tenuto sui massimi storici, i premi di prezzo si sono concentrati sui crediti con maggiore integrità e i segnali regolatori provenienti da SBTiICVCMCORSIA e Article 6 hanno reso il settore più selettivo. Per aziende, investitori e project developer, il 2026 sarà l’anno in cui Carbon Credit Origination e Carbon Credit Management smetteranno di essere attività tattiche e diventeranno leve strategiche.

Il clima è ormai un driver economico e finanziario

Il rischio climatico non è più solo una variabile reputazionale. Swiss Re stima in 318 miliardi di dollari le perdite economiche globali da catastrofi naturali nel 2024. NASA rileva circa 98,7 mm di innalzamento medio globale del livello del mare dal 1993 e indica scenari di 25-30 cm entro il 2050 lungo le coste statunitensi. In parallelo, la climate finance globale ha raggiunto 1,9 trilioni di dollari nel 2023 e MSCI segnala che i fondi climate-themed pubblici e privati hanno superato i 750 miliardi di dollari nel 2025.

In questo contesto, il carbon market conta di più non come scorciatoia comunicativa, ma come strumento di finanza climatica capace di convogliare capitale verso progetti con addizionalità reale. MSCI stima che la spesa corporate in crediti di carbonio rappresenti circa lo 0,5% del climate project finance complessivo: una quota piccola in valore assoluto, ma decisiva per attivare iniziative che il project finance tradizionale tende a non coprire.

2025: meno offerta, più selezione, domanda stabile

Il 2025 è stato l’anno della selezione. Secondo MSCI, le emissioni complessive di crediti sono diminuite del 13% rispetto al 2024 e il calo è stato trainato soprattutto dai crediti da energia rinnovabile, in discesa del 34%. Non è un segnale di debolezza del mercato, ma il riflesso di una progressiva uscita dalle metodologie considerate meno addizionali.

Sul lato domanda, il mercato ha eguagliato il massimo storico a 202 MtCO2e. Se si escludono le componenti legate al settore crypto, la domanda si colloca a 184 MtCO2e. MSCI evidenzia anche una domanda record per i crediti legati ai gas non-CO2, in crescita del 54% nel 2025.

Il dato più importante, però, è un altro: il surplus continua a esistere, ma cresce molto meno rispetto al passato. MSCI mostra che il tasso di crescita del surplus è sceso dal 45% del 2021 al 7% del 2025. In altre parole, il mercato si sta purificando: la sovraofferta si riduce soprattutto dove la qualità è più debole, mentre i crediti più robusti diventano relativamente più scarsi.

L’integrità è il vero driver del prezzo

Nel 2025 la biforcazione del mercato è diventata evidente. MSCI mostra che i crediti con rating più alti hanno performato meglio sul piano del prezzo e che il segmento A-AAA ha rappresentato il 36% del valore dei retirements. Nei progetti REDD+, il premio medio per ciascuna fascia di rating è salito a circa 2 dollari nel 2025, rispetto a circa 1 dollaro nel 2024; in alcuni sottotipi REDD+ il premio ha raggiunto fino a 6 dollari.

Questo orientamento è coerente con il lavoro dell’ICVCM. Il CCP label è stato progettato proprio per offrire al mercato una soglia globale di qualità, aiutando i buyer a distinguere i crediti con impatto reale e verificabile. MSCI rileva che i progetti CCP-approved hanno un profilo di integrità superiore al mercato nel suo complesso e, ad agosto 2025, non includevano progetti con rating CCC.

Offtake, compliance e standard: i segnali del 2026 sono già visibili

I contratti offtake mostrano una fiducia crescente dei buyer istituzionali. MSCI segnala 75 milioni di tonnellate impegnate in offtake pubblicamente annunciati nel 2025, rispetto a 65 milioni nel 2024; circa 48 milioni riguardano soluzioni nature-based e il prezzo medio nella prima metà del 2025 è stato di 50 dollari.

Anche il confine tra mercato volontario e compliance si sta assottigliando. Un terzo dei retirements del 2025 è stato utilizzato per finalità di compliance e il programma California Cap-and-Trade ha assorbito 21 Mt, in aumento del 108% rispetto al 2024. Parallelamente, ICAO continua ad aggiornare le emissions units eleggibili per CORSIA, rafforzando il peso dei criteri regolatori nella selezione dei crediti.

Sul fronte corporate, il 2026 sarà influenzato anche dalla revisione del Corporate Net-Zero Standard di SBTi. La bozza v2 affronta in modo più strutturato i temi scope 3, climate finance e carbon removals, mentre MSCI considera l’inclusione di un framework per l’uso dei crediti nella bozza dello standard come uno dei principali tailwind di policy.

Article 6: il progetto non basta, conta anche il Paese

Per il 2026 una delle differenze decisive sarà la capacità di leggere il rischio paese. MSCI evidenzia che la quota di Paesi con readiness almeno media per Article 6 è salita da poco più del 20% nel 2024 a quasi il 40% a settembre 2025. Nello stesso tempo, il report segnala che l’interesse e la readiness dei Paesi verso Article 6 sono cresciuti di circa tre volte rispetto al 2024, ma che le Corresponding Adjustments restano frenate da complessità regolatoria, costi di transazione e priorità legate agli NDC nazionali.

Per questo l’origination oggi non può limitarsi alla metodologia. MSCI struttura i Country Carbon Market Scores su quattro pilastri — regulatory environment, operating environment, additionality potential e co-benefit potential — mentre l’Article 6 Country Score guarda in particolare a NDC ambition & delivery e country revocation risk. È qui che si decide una parte crescente del valore futuro di un credito.

Cosa significa per le imprese

Per le imprese che acquistano crediti, il tema non è più soltanto quanti crediti comprare. Conta che tipo di crediti acquistare, con quale logica di portafoglio, con quale orizzonte temporale e con quale livello di robustezza rispetto a standard, claim e rischio reputazionale.

Per gli sviluppatori, invece, non basta più generare crediti: serve portarli a mercato con una struttura credibile, bancabile e allineata all’evoluzione di standard, rating, offtake e policy.

È esattamente in questo spazio che servizi come Carbon Credit Origination e Carbon Credit Management diventano strategici. Oggi servono per selezionare meglio, strutturare meglio e governare meglio: progetti, portafogli, timing di acquisto, esposizione al rischio regolatorio e qualità ambientale effettiva.

Il ruolo di ecosostenibile.eu

In uno scenario in cui il mercato premia la qualità più del volume, ecosostenibile.eu può posizionarsi come partner per le organizzazioni che vogliono affrontare il carbon market con metodo, visione e credibilità.

Con i servizi di Carbon Credit Origination, ecosostenibile.eu può supportare aziende e sviluppatori nella costruzione di opportunità più solide lato progetto e lato mercato. Con i servizi di Carbon Credit Management, può aiutare buyer e investitori a leggere integrità, rischio, timing e coerenza strategica dei crediti all’interno di percorsi climatici più maturi.