Omnibus I e il futuro della Sostenibilità: Semplificazione o Trappola Legale?

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1. Introduzione: Il paradosso della semplificazione
Il 19 febbraio 2026 rimarrà impresso come il momento in cui l’Unione Europea ha tentato di invertire la rotta sul Green Deal. Con l’adozione formale del pacchetto Omnibus I, la Commissione Europea ha promesso di “tagliare la burocrazia” e rilanciare la competitività delle imprese. Tuttavia, dietro la retorica della semplificazione, si cela quella che gli esperti definiscono una “agenda di deregolamentazione senza precedenti”.
Per i leader d’azienda, il contrasto è netto: mentre Bruxelles parla di agilità normativa, il nuovo quadro legislativo introduce una fragilità strutturale che minaccia l’integrità del mercato unico. Non siamo di fronte a un semplice alleggerimento, ma a una riscrittura dei pilastri della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) che rischia di generare un vuoto di conformità retroattiva e rischi legali imprevedibili.
2. Takeaway 1: Il “Taglio” che esclude il 70% delle aziende
L’intervento più invasivo dell’Omnibus I riguarda lo scope (ambito di applicazione) della CSDDD. Le soglie dimensionali sono state innalzate a livelli tali da escludere la stragrande maggioranza delle imprese precedentemente coinvolte.
- Parametri CSDDD Originali: 1.000 dipendenti e 450 milioni di € di fatturato netto mondiale.
- Nuovi parametri (Post-Omnibus I):
- Aziende UE: 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di € di fatturato netto mondiale.
- Aziende non-UE: 1,5 miliardi di € di fatturato netto nel mercato UE.
- Franchising/Licensing: Royalties superiori a 75 milioni di € e fatturato superiore a 275 milioni di €.
Questa revisione riduce l’impatto della direttiva di circa il 70%, limitando gli obblighi a soli 1.000 gruppi societari (circa 1.500 aziende in tutta l’UE). Sebbene la Commissione abbia fissato la scadenza per il recepimento nazionale a luglio 2028 e l’applicazione a luglio 2029, l’esclusione di settori critici come agricoltura, tessile ed edilizia mina l’obiettivo di un level playing field europeo, lasciando le grandi aziende esposte a rischi sistemici non monitorati nelle loro filiere.
3. Takeaway 2: L’ombra della “Cattiva Amministrazione” (Maladministration)
L’integrità del processo decisionale dell’Omnibus I è stata duramente colpita dal verdetto della Mediatrice Europea (Ombudsman) del 25 novembre 2025. L’indagine ha confermato casi di cattiva amministrazione: la Commissione ha deliberatamente evitato valutazioni d’impatto e consultazioni pubbliche, preferendo incontri a porte chiuse con lobby industriali selezionate.
“Il mancato rispetto dei requisiti minimi di un processo legislativo trasparente e basato sull’evidenza mette in discussione l’integrità del processo decisionale della Commissione.”
Questo vizio procedurale non è un dettaglio tecnico, ma una debolezza fatale. Rende l’Omnibus I “giuridicamente fragile” e vulnerabile a ricorsi presso la Corte di Giustizia dell’UE (CGUE). Come avvertito dal Prof. Alberto Alemanno, l’invalidazione della riforma potrebbe portare a un ripristino improvviso delle soglie originali della CSDDD, creando un “gap di conformità” traumatico per le aziende che avranno nel frattempo smantellato i propri sistemi di monitoraggio.
4. Takeaway 3: Il paradosso dei piani di transizione climatica
L’Omnibus I ha eliminato l’Articolo 22 della CSDDD, che imponeva l’obbligo sostanziale di attuare i piani di transizione climatica. Tuttavia, l’obbligo di rendicontazione di tali piani rimane saldo nella CSRD. Si delinea così una pericolosa “trappola legale”: le aziende devono dichiarare obiettivi climatici che la legge non le obbliga più a perseguire.
Tuttavia, un’analisi legale approfondita (supportata da ClientEarth) rivela un punto critico: la due diligence climaticaresta obbligatoria. Le emissioni di gas serra (GHG) rientrano infatti nella categoria delle “emissioni nocive” citate al punto 15 dell’Allegato della CSDDD. Pertanto, l’obbligo di identificare e affrontare l’impatto climatico lungo la catena del valore persiste attraverso il dovere generale di diligenza, indipendentemente dalla cancellazione dell’Articolo 22. Ignorare questo aspetto espone le aziende a contenziosi nazionali basati sulla responsabilità civile e ad accuse di greenwashing.
5. Takeaway 4: Il caos della responsabilità civile (Patchwork vs Harmonisation)
La rimozione del regime di responsabilità civile armonizzato a livello UE è, paradossalmente, la più grande fonte di complessità operativa introdotta dall’agenda di “semplificazione”.
Con la cancellazione della clausola OMP (Overriding Mandatory Provision), è venuto meno lo standard unico europeo. Questo significa che:
- Le aziende devono ora navigare tra 27 regimi nazionali diversi e oltre 206 regimi di responsabilità civile mondiali.
- In base al Regolamento Roma II, i tribunali UE applicheranno probabilmente la legge del luogo in cui si è verificato il danno. Se il danno avviene in un paese extra-UE con standard di tutela minimi, l’incertezza per l’azienda e per le vittime diventa assoluta.
La frammentazione normativa non semplifica, ma moltiplica i costi di consulenza legale e i rischi di contenziosi transfrontalieri imprevedibili.
6. Takeaway 5: La strategia della “Smart Compliance”
In questo scenario di instabilità, la conformità minima è una scelta miope. Gli esperti, tra cui il Prof. Andreas Rasche, suggeriscono la via della “Smart Compliance”, intesa non come onere, ma come driver di valore e gestione strategica del rischio. Spesso le associazioni di categoria rappresentano i membri meno progressisti; le singole aziende devono quindi “riprendersi la narrazione” per soddisfare le aspettative di investitori e mercati globali.
- Adesione volontaria agli standard originali CSDDD: Protegge l’azienda dal rischio di invalidazione giudiziaria dell’Omnibus I e assicura la resilienza della supply chain.
- Attuazione di piani di transizione robusti (Scope 1-3): Riduce l’esposizione a contenziosi per greenwashing e allinea l’impresa ai parametri di finanziamento sostenibile.
- Engagement proattivo con gli stakeholder: Trasforma il dialogo con lavoratori e comunità in uno strumento di early warning per prevenire crisi reputazionali e legali prima che approdino in tribunale.
7. Conclusione: Guardare oltre l’orizzonte normativo
L’Omnibus I offre una falsa sicurezza. I dati economici sono implacabili: il costo dell’inazione climatica è stimato essere 6 volte superiore a quello dell’azione tempestiva. Inoltre, la mancanza di applicazione della legislazione ambientale costa all’economia dell’UE circa 180 miliardi di euro ogni anno.
La deregolamentazione selvaggia può apparire un vantaggio competitivo nel breve termine, ma nel lungo periodo rischia di erodere le fondamenta stesse su cui poggia il business: un ambiente stabile e regole certe.
La vostra azienda sceglierà la sicurezza minima della legge attuale o la resilienza strategica richiesta dal mercato globale di domani?