Rischio Climatico: la stretta della Bank of England e il Rollback Omnibus UE

Condividi questo post
Nel momento in cui l’Europa allenta una parte dell’architettura normativa sulla sostenibilità con l’Omnibus, la Bank of England sceglie la strada opposta: alza l’asticella delle aspettative su come banche e assicurazioni devono gestire il rischio climatico.
Da un lato la politica europea che cerca di “semplificare”, dall’altro i regolatori finanziari – e i mercati – che vanno nella direzione di maggiore integrazione del rischio climatico nei processi decisionali.
Due forze che tirano in direzioni opposte
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a due movimenti in apparenza inconciliabili:
la Bank of England (BoE) ha pubblicato la nuova Supervisory Statement 4/25 (SS 4/25), con aspettative rafforzate su come banche e assicurazioni devono gestire i rischi legati al clima;
il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio sull’Omnibus, volto a tagliare e rinviare parti significative di CSRD e CSDDD, riducendo drasticamente il numero di imprese soggette a obblighi di reporting e due diligence.
Da un lato, quindi, cresce la consapevolezza che il rischio climatico è rischio finanziario a tutti gli effetti. Dall’altro, si riduce la quantità di informazioni standardizzate disponibili sul mercato per misurarlo.
Cosa chiede la Bank of England: il rischio climatico entra “a pieno titolo” nella gestione dei rischi
La nuova SS 4/25 della Bank of England sostituisce le linee guida del 2019 e segna un passaggio da una fase di “awareness” a una fase di integrazione strutturale del rischio climatico nei modelli di gestione dei rischi delle istituzioni finanziarie.
Le aspettative chiave includono:
Governance rafforzata
Coinvolgimento diretto del board e del senior management nella supervisione dei rischi climatici.
Chiarezza su ruoli, responsabilità e reporting interno.
Risk management integrato
Integrazione dei rischi climatici – fisici e di transizione – nei framework di rischio esistenti (creditizio, operativo, di mercato, reputazionale).
Metodologie robuste e trasparenti per identificare, misurare, monitorare e mitigare il rischio.
Scenario analysis e decisioni di business
Capacità di dimostrare come la climate scenario analysis influisca sulle decisioni di business, sul pricing, sull’allocazione del capitale e sulla pianificazione strategica.
Qualità dei dati e criticità informative
Analisi critica delle fonti dati, con aspettative precise su come colmare i gap di copertura e qualità.
Allineamento delle disclosure agli standard internazionali emergenti, per garantire coerenza e comparabilità.
Proporzionalità intelligente
Le aspettative sono pensate per essere applicate in modo proporzionato, considerando materialità e modello di business, ma senza concedere “esenzioni di principio”: anche i player più piccoli devono dimostrare di gestire adeguatamente il proprio profilo di rischio.
Il messaggio ai mercati è chiaro: per il regolatore prudenziale britannico, il rischio climatico è centrale per la stabilità finanziaria e deve essere trattato come tale.
Come queste aspettative stanno orientando il mercato
Le indicazioni della BoE non sono semplicemente “compliance tecnica”: hanno effetti molto concreti sul funzionamento dei mercati finanziari.
Pricing del rischio e accesso al capitale
Se banche e assicurazioni devono dimostrare di comprendere e gestire il rischio climatico:
il costo del capitale tenderà a riflettere sempre di più l’esposizione a settori e modelli di business ad alto rischio di transizione o fisico;
le controparti con dati incompleti o narrativa climatica poco credibile rischiano di essere penalizzate nel tempo, sia in termini di pricing sia di accesso al credito o coperture assicurative.
Domanda crescente di dati ESG affidabili
Per svolgere scenario analysis, misurare esposizioni e costruire piani di azione, gli intermediari finanziari hanno bisogno di:
dati granulari sulle emissioni (Scope 1, 2 e catena del valore),
informazioni su piani di transizione, investimenti low-carbon, rischi fisici e di transizione,
metriche comparabili tra aziende e settori.
Se questi dati non saranno più garantiti da un perimetro regolatorio ampio (come nella visione originaria della CSRD), il mercato dovrà cercarli altrove, o scontarne la mancanza con maggiore prudenza.
L’Omnibus europeo: la semplificazione che riduce il campo da gioco
Sul fronte UE, l’accordo Omnibus va nella direzione opposta: semplificare e ridurre gli obblighi di reporting e due diligence.
Gli elementi chiave:
CSRD – Reporting di sostenibilità
Soglia portata ad almeno 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato, con una drastica riduzione del numero di aziende in scope.
Esclusione di PMI quotate e di alcune holding finanziarie.
Riduzione complessiva della platea, con stime che parlano di decine di migliaia di imprese escluse rispetto al disegno iniziale.
CSDDD – Due Diligence su diritti umani e ambiente
Nuove soglie: 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, restringendo la direttiva a una fascia molto ristretta di grandi gruppi.
Introduzione marcata di un approccio risk-based: focalizzazione sulle aree di catena del valore dove gli impatti negativi sono più probabili o più gravi, ma con il rischio di interpretazioni minimaliste.
Altri elementi rilevanti
Eliminazione dell’obbligo di piano di transizione climatica nella CSDDD.
Abbandono del regime di responsabilità unificato a livello UE, con ritorno alle responsabilità nazionali.
Limiti alla possibilità di richiedere informazioni aggiuntive alle imprese più piccole della catena del valore, con riferimento agli standard volontari (VSME).
La narrativa ufficiale sottolinea riduzione dei costi, meno burocrazia, maggiore competitività. Ma per chi guarda al sistema nel suo complesso, c’è un effetto collaterale evidente: meno dati strutturati e comparabili disponibili a livello di mercato.
Il paradosso: prudential tightening vs regulatory rollback
Se mettiamo insieme i due movimenti – BoE da una parte, Omnibus dall’altra – emerge un paradosso centrale per la comunità ESG:
i supervisori finanziari alzano l’asticella sulla gestione del rischio climatico, mentre la regolazione corporate europea riduce le informazioni obbligatorie disponibili su quei rischi.
Le conseguenze possibili:
Più asimmetrie informative
Per gli investitori diventa più difficile distinguere i “veri leader low-carbon” in un contesto in cui meno aziende sono tenute a reportare in modo completo e standardizzato. (Reuters)
Maggiore peso ai mercati volontari e alla disclosure “private”
I grandi istituzionali (banche, assicurazioni, asset manager) – spinti da regole come quelle della BoE – dovranno aumentare richieste volontarie di dati alle controparti, anche quando non obbligate da CSRD o CSDDD.
Rischio di frammentazione
Tra giurisdizioni (UK più “stringente” sui rischi climatici, UE più morbida su reporting e due diligence) e tra categorie di imprese (grandi gruppi molto esposti alla disclosure, resto del tessuto produttivo molto meno).
Shift da regolazione a “market discipline”
Dove la normativa arretra, si rafforza il ruolo di banche, assicurazioni e investitori come “regolatori di fatto”, tramite condizioni di credito, costo del capitale, engagement e stewardship.
Cosa significa per le imprese (anche quelle fuori da CSRD e CSDDD)
Dal punto di vista delle aziende europee – incluse molte italiane – l’Omnibus non va letto come un invito a rallentare sulla sostenibilità. Al contrario:
Le imprese in scope restano vincolate a un quadro tra i più avanzati al mondo e dovranno comunque fornire dati robusti per soddisfare sia regolatori sia mercati.
Le imprese formalmente fuori dallo scope non sono “al riparo” dalle richieste degli operatori finanziari, che saranno sempre più spinti da regole come quelle della BoE a chiedere:
dati su emissioni e piani di transizione,
informazioni su rischi fisici (asset, supply chain, mercati),
evidenze di gestione dei rischi ESG materiali.
In pratica:
anche se la normativa si allenta, il mercato non si allenta affatto.
Per un’azienda che guarda al medio-lungo termine, ha più senso:
mantenere (o avviare) percorsi di reporting strutturato in linea con i principali standard;
integrare il clima nel risk management aziendale, anticipando le richieste di banche, assicurazioni e investitori;
trattare la sostenibilità non solo come “compliance normativa”, ma come leva di accesso al capitale e di resilienza competitiva.
La posizione di ecosostenibile.eu: leggere oltre la congiuntura politica
Come ecosostenibile.eu, leggiamo la combinazione BoE + Omnibus come un segnale chiaro:
la tendenza di fondo dei mercati va verso una più forte integrazione del rischio climatico nei processi di credito, investimento e underwriting;
gli aggiustamenti normativi – anche quando sembrano “rollback” – non cambiano la direzione strutturale: il clima resta un driver sistemico di rischio e opportunità.
Per questo, il nostro messaggio alle imprese è semplice:
non fermate i vostri percorsi ESG perché “l’Omnibus vi esclude”;
preparatevi invece a un mondo in cui banche, assicurazioni e investitori si muoveranno sempre più in logica BoE: dati migliori, governance più forte, scenario analysis, pianificazione credibile della transizione.
In questa tensione tra prudential tightening e regulatory rollback si giocherà una parte importante della competitività europea nei prossimi anni. Le aziende che leggeranno per tempo questa dinamica saranno quelle meglio posizionate, indipendentemente dai confini formali della normativa.