GRI difende la Doppia Materialità e rilancia verso l’EuropaBLOGGRI difende la Doppia Materialità e rilancia verso l’Europa

GRI difende la Doppia Materialità e rilancia verso l’Europa

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ESRS semplificati, Omnibus e “value chain cap”: perché la partita non è sul “fare meno”, ma sul “fare meglio”

Negli ultimi mesi la parola più usata nel reporting di sostenibilità europeo è stata semplificazione. Ma c’è una cosa che sta diventando evidente a molti operatori (e al mercato): semplificare non significa impoverire.

In questo contesto, la presa di posizione del Global Reporting Initiative (GRI) è una notizia di peso: nella risposta alla consultazione della Commissione europea sugli ESRS rivisti e su uno standard volontario per le imprese più piccole, GRI accoglie con favore il mantenimento della Doppia Materialità “su un piano di parità” tra materialità finanziaria e materialità d’impatto.

È un punto tutt’altro che scontato, perché le pressioni per spostare l’Europa verso una logica esclusivamente finanziaria (più vicina al solo “rischi/opportunità per l’impresa”) sono state forti. La Commissione, invece, almeno in questa fase, conferma che l’architettura europea resta fondata sull’idea che le aziende debbano rendicontare sia gli impatti su ambiente e società sia gli effetti dei temi ESG sulle performance economiche.

Il contesto: Omnibus I e la revisione degli ESRS

La consultazione della Commissione europea del 6 maggio 2026 riguarda i “draft final” degli ESRS rivisti e un nuovo standard volontario. L’obiettivo dichiarato è ridurre oneri amministrativi “preservando la qualità” delle disclosure.

Due numeri spiegano la direzione:

  • riduzione dei datapoint obbligatori di oltre il 60% e dei datapoint complessivi di oltre il 70%;
  • riduzione dei costi di reporting per azienda stimata in oltre il 30%.

Questa iniziativa si inserisce nell’Omnibus I: il pacchetto di semplificazione che modifica e “snellisce” CSRD e CSDDD e che, secondo il Legislative Train del Parlamento europeo, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 26 febbraio 2026 ed è entrato in vigore il 18 marzo 2026.

In parallelo, EFRAG ha pubblicato factsheet che parlano di una riduzione del 61% dei datapoint richiesti (quando materiali) e della rimozione delle disclosure volontarie.

Perché la Doppia Materialità è la “firma” del modello europeo

La Doppia Materialità viene spesso percepita come un passaggio “da consulenza” o un esercizio di compliance. In realtà è un’architettura di governance che risponde a una domanda molto concreta:

stiamo misurando solo ciò che impatta il bilancio… o anche ciò che il nostro modello di business impatta nel mondo reale?

Per il mercato, questa differenza conta. Perché impatti su ambiente, lavoro e filiera non restano “esterni” a lungo: diventano rischi legali, operativi, reputazionali, di continuità e, infine, finanziari.

Nella lettera alla Commissione, GRI lo dice esplicitamente: mantenere impatto e materialità finanziaria “su un piano di parità” e mantenere la doppia materialità (ancorata alla CSRD) rafforza la competitività europea perché crea un sistema di reporting interoperabile e “decision-useful” per investitori e stakeholder.

GRI non dice solo “sì”: chiede quattro correzioni che alzano la qualità

La parte più interessante della posizione GRI è che non si limita a difendere l’impianto. Individua punti dove, secondo GRI, la semplificazione rischia di creare buchi informativi o disallineamenti globali.

1) Interoperabilità: ridurre duplicazioni senza perdere ambizione

Uno degli obiettivi della Commissione è aumentare interoperabilità e allineamento internazionale.
GRI sostiene che l’allineamento con standard globali (inclusi i GRI Standards, molto usati) riduce duplicazioni per le aziende che hanno già investito in processi e competenze di impact reporting.

Questa spinta è anche coerente con un fatto recente: GRI e IFRS Foundation hanno rilasciato un joint statement il 26 maggio 2026 per chiarire come GRI e ISSB possano essere usati in modo complementare, con l’obiettivo di un sistema globale “seamless” e completo.

2) Esenzione per gli asset under management: “così si indebolisce la trasparenza”

GRI esprime preoccupazione per l’esclusione introdotta dalla Commissione per gli asset manager (assets under management), assente nel technical advice di EFRAG, perché creerebbe disallineamento con strumenti e guidance internazionali e ridurrebbe trasparenza in un settore che è centrale nella transizione.

3) Value chain cap: attenzione a non rompere l’ecosistema informativo

La Commissione spiega che lo standard volontario per le imprese più piccole introdurrà un “value chain cap”: le aziende in-scope CSRD non potranno chiedere ai partner con 1.000 dipendenti o meno informazioni oltre lo standard volontario.
GRI segnala che, se questa limitazione riduce troppo i datapoint di catena del valore, può diminuire la capacità di leggere impatti e gestire correttamente temi come filiera e Scope 3.

4) Doppia Materialità anche nello standard volontario

Qui GRI fa una proposta molto “europea”: se tante imprese usciranno dal perimetro CSRD (per la riduzione del campo di applicazione), lo standard volontario dovrebbe comunque includere la logica della doppia materialità, altrimenti rischia di trasformarsi in un set minimo che non guida decisioni e capitale.

La vera domanda: semplificare per fare cosa?

Questa fase è un passaggio delicato. Da un lato, è legittimo voler ridurre costi e ridondanze (soprattutto per chi sta costruendo da zero processi e sistemi dati). Dall’altro, c’è un rischio molto concreto: che “meno datapoint” si traduca in meno comparabilità e più rumore.

La Commissione sottolinea che gli ESRS rivisti saranno più brevi, più chiari, con più flessibilità e una valutazione di materialità semplificata.
GRI, però, ricorda che la qualità dell’informazione non si misura dal numero di pagine, ma dalla capacità di produrre dati utili e comparabili e di mantenere un focus sugli impatti.

È qui che l’editoriale diventa inevitabile: il reporting è un mezzo, non il fine.
E il fine, per le aziende, è prendere decisioni migliori su rischio, investimenti, filiera, resilienza e competitività.

Cosa dovrebbero fare le aziende ora (senza aspettare la versione finale)

Anche se gli standard si muovono, ci sono tre scelte operative che restano valide.

1) Trattare la Doppia Materialità come un processo di governance
Non un workshop annuale: un processo continuo con owner, soglie, evidenze e collegamento al risk management.

2) Costruire un “backbone dati” di filiera progressivo
Non serve avere tutto subito, ma serve un piano: priorità (top fornitori, materiali critici, geografie), proxy dichiarati, audit trail.

3) Progettare interoperabilità “by design”
Tra ESRS, GRI e ISSB, il rischio è moltiplicare report. La soluzione più efficiente è una base dati unica che alimenti disclosure diverse.

Il punto di ecosostenibile.eu: reporting migliore, non “più reporting”

In ecosostenibile.eu® benefit company lavoriamo proprio sull’idea che la semplificazione buona è quella che riduce attrito e ridondanze, ma aumenta la qualità decisionale.

Con eCO2 aiutiamo le imprese a:

  • rendere la Doppia Materialità operativa (dati, responsabilità, IRO),
  • integrare KPI e controlli lungo i processi,
  • gestire richieste di filiera in modo proporzionato,
  • produrre reporting credibile e “audit-ready”, anche in scenari di standard in evoluzione.

Christian Sansoni