Rating ESG, finisce l’era del fai-da-te: cosa cambia dal 2 luglio 2026BLOGRating ESG, finisce l’era del fai-da-te: cosa cambia dal 2 luglio 2026

Rating ESG, finisce l’era del fai-da-te: cosa cambia dal 2 luglio 2026

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Con il Regolamento (UE) 2024/3005 e la Legge di delegazione europea 36/2026, i rating ESG diventano un’attività regolamentata e vigilata dall’ESMA. Ecco cosa cambia in concreto per le imprese e per chi si occupa di sostenibilità.

Per anni il rating ESG è stato un po’ come il Far West: ogni agenzia con il proprio metodo, ogni metodo con i propri criteri, e nessuna autorità a garantire che dietro un punteggio ci fossero davvero dati solidi e processi trasparenti. Un’impresa poteva ottenere valutazioni molto diverse da fornitori diversi, senza che nessuno fosse tenuto a spiegare il perché. Dal 2 luglio 2026 questo scenario cambia radicalmente: entra in piena applicazione il Regolamento (UE) 2024/3005, il primo quadro normativo europeo dedicato specificamente alla trasparenza e all’integrità delle attività di rating ESG.

In Italia il percorso di adeguamento è già partito: la Legge 36/2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 marzo 2026, ha delegato il Governo a recepire il Regolamento europeo e ad allineare la normativa nazionale alle nuove regole. Per i professionisti della sostenibilità è il momento di capire cosa cambia davvero, perché l’impatto non riguarda solo le agenzie di rating, ma anche il modo in cui le imprese si presentano sul mercato.

Di cosa parla davvero il Regolamento (UE) 2024/3005

Il Regolamento è entrato in vigore il 1° gennaio 2025, ma ha previsto un periodo transitorio per permettere ai fornitori di rating di adeguarsi gradualmente. Quel periodo si chiude il 2 luglio 2026, data a partire dalla quale le nuove regole diventano pienamente operative in tutti gli Stati membri, senza bisogno di ulteriori recepimenti nazionali per la parte direttamente applicabile.

L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato dare a investitori e mercati finanziari rating ESG più affidabili, comparabili e costruiti con metodologie verificabili; dall’altro arginare fenomeni di greenwashing e di “social washing”, cioè quella tendenza a comunicare performance di sostenibilità migliori di quanto i dati effettivamente sostengano.

Le novità operative principali

  • Autorizzazione obbligatoria. I fornitori di rating ESG stabiliti nell’Unione dovranno essere autorizzati dall’ESMA (l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) per poter operare legalmente. Anche i fornitori extra-UE che distribuiscono rating nel mercato europeo dovranno conformarsi.
  • Vigilanza continuativa. Una volta autorizzati, i fornitori saranno sottoposti alla supervisione dell’ESMA, che potrà richiedere informazioni, condurre verifiche e intervenire in caso di criticità.
  • Trasparenza sulla metodologia. Diventa obbligatorio rendere pubblici i criteri di valutazione, le fonti dei dati utilizzati e il peso attribuito a ciascun fattore ambientale, sociale o di governance: niente più “scatole nere”.
  • Prevenzione dei conflitti di interesse. Il Regolamento introduce una separazione più netta tra l’attività di rating e altre attività commerciali (come consulenza o servizi di rating fornitori), per evitare che chi valuta abbia anche interesse a influenzare il risultato.
  • Obbligo di rettifica. Se un rating viene pubblicato sulla base di informazioni inesatte o fuorvianti, il fornitore potrà essere obbligato a correggerlo e a diffondere una versione aggiornata.
  • Regime semplificato per i fornitori più piccoli. È prevista una procedura agevolata e facoltativa per le realtà di dimensioni minori, per non penalizzare la pluralità del mercato.

La fine del fai-da-te: cosa cambia per le imprese

Qui arriva il punto che riguarda più da vicino chi lavora in azienda sulla sostenibilità. Finché il rating ESG resta un’attività non regolamentata, qualsiasi numero, badge o etichetta “ESG” ha lo stesso peso comunicativo, indipendentemente da come è stato calcolato. Con l’ESMA a vigilare su metodologia, indipendenza e qualità dei dati, la differenza tra un rating costruito su basi solide e una valutazione approssimativa diventa visibile e verificabile.

In pratica, le imprese non potranno più affidarsi a rating costruiti su questionari generici, dati auto-dichiarati senza riscontro o metodologie proprietarie non documentate, se vogliono che quel punteggio abbia credibilità presso investitori istituzionali, banche e partner commerciali. I rating che contano saranno quelli emessi da fornitori autorizzati, con metodologie pubbliche e dati tracciabili.

Per i team di sostenibilità, questo significa una cosa molto concreta: i dati ESG aziendali devono essere strutturati, verificabili e coerenti con quanto già richiesto da CSRD e standard ESRS. Non si tratta di due adempimenti separati, ma di due facce della stessa medaglia: la qualità del reporting di sostenibilità diventa la base su cui si costruisce un rating credibile.

C’è anche un effetto a cascata sulla due diligence di sostenibilità nelle relazioni B2B: se un cliente, un investitore o una banca userà sempre più rating regolamentati per valutare i propri fornitori o partecipate, le imprese che non hanno dati solidi rischiano di partire in salita, indipendentemente dalle loro performance reali.

Le scadenze da tenere a mente

Data

Cosa succede

1° gennaio 2025

Entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/3005. Inizia il periodo transitorio per l’adeguamento volontario.

17 marzo 2026

Pubblicazione della Legge 36/2026, Legge di delegazione europea 2025, che delega il Governo italiano a recepire il quadro UE sui rating ESG.

2 luglio 2026

Piena applicazione del Regolamento: i fornitori di rating ESG devono essere autorizzati e registrati presso l’ESMA per poter operare nell’Unione.

Entro 24 mesi

Il Governo italiano dovrà adottare i decreti legislativi attuativi previsti dalla Legge 36/2026, completando il recepimento a livello nazionale.

Cosa fare da oggi: una checklist pratica

Non serve aspettare il 2 luglio per muoversi. Ecco le priorità per chi gestisce la comunicazione e la strategia ESG in azienda:

  • Mappare i rating ESG già ricevuti e verificare se i fornitori risultano tra quelli avviati all’autorizzazione ESMA o intenzionati a richiederla.
  • Rivedere la qualità dei dati ESG interni: provenienza, tracciabilità, possibilità di verifica esterna. Un dato non verificabile oggi è un punto debole domani.
  • Allineare reporting di sostenibilità e dati forniti ai rater, evitando incongruenze tra ciò che si comunica e ciò che si certifica.
  • Formare il team comunicazione e investor relations sul significato delle nuove regole, perché clienti e investitori inizieranno a fare domande più precise sui rating utilizzati.
  • Inserire il tema nel piano di comunicazione 2026, distinguendo chiaramente, nei materiali esterni, tra rating regolamentati, autovalutazioni e certificazioni volontarie.

Domande frequenti

Quando si applica il Regolamento sui rating ESG?

Il Regolamento (UE) 2024/3005 è in vigore dal 1° gennaio 2025, ma si applica pienamente dal 2 luglio 2026, data da cui i fornitori di rating ESG devono essere autorizzati e vigilati dall’ESMA.

Cosa cambia per le imprese valutate, non per i fornitori di rating?

Le imprese non hanno obblighi diretti di autorizzazione, ma devono fare i conti con un mercato in cui solo i rating emessi da fornitori autorizzati e con metodologie trasparenti avranno piena credibilità presso investitori e partner. I dati ESG aziendali devono quindi essere solidi, tracciabili e coerenti con il reporting di sostenibilità.

Che ruolo ha la Legge 36/2026 in tutto questo?

La Legge di delegazione europea 36/2026 delega il Governo italiano a recepire e attuare, tramite decreti legislativi, il Regolamento (UE) 2024/3005 e gli altri atti europei collegati, completando l’adeguamento della normativa nazionale entro i termini previsti.

Tradurre normative complesse in passi concreti è il cuore del nostro lavoro. Simplify your ESG: è quello che facciamo ogni giorno con le imprese che vogliono affrontare la transizione alla sostenibilità senza perdersi tra regolamenti, acronimi e scadenze.