Bando Certificazioni ESG 2026 (BC26): guida per le imprese dell’Emilia

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Il Bando Certificazioni ESG 2026 (BC26) della Camera di Commercio dell’Emilia mette a disposizione 500.000 europer sostenere le imprese che intendono ottenere certificazioni ambientali, etiche e sociali. L’agevolazione copre il 50% delle spese ammissibili, al netto dell’IVA, fino a un contributo massimo di 14.000 euro per impresa.
La misura interessa le aziende con sede legale e/o unità locale operativa nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Le domande potranno essere inviate dalle ore 10:00 del 17 settembre 2026 alle ore 16:00 del 29 settembre 2026: una finestra breve, che richiede di impostare il progetto e raccogliere la documentazione prima dell’apertura dello sportello.
Il bando in breve
| Voce | Cosa prevede il BC26 |
|---|---|
| Dotazione complessiva | 500.000 euro |
| Contributo | 50% delle spese ammissibili, al netto dell’IVA |
| Massimale | 14.000 euro per impresa |
| Investimento minimo | 5.000 euro di spese ammissibili |
| Premialità | 250 euro per le imprese con rating di legalità valido |
| Territorio | Province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia |
| Apertura domande | 17 settembre 2026, ore 10:00 |
| Chiusura domande | 29 settembre 2026, ore 16:00 |
| Periodo delle spese | Dal 1° giugno 2026 al 31 maggio 2027 |
| Rendicontazione | Entro il 30 luglio 2027, ore 18:00 |
Cos’è il Bando Certificazioni ESG 2026
Il BC26 è un contributo a fondo perduto destinato alle imprese che investono in un percorso finalizzato all’ottenimento di una delle certificazioni indicate nel bando. L’obiettivo è favorire l’adozione di strumenti verificabili per misurare e gestire le performance ambientali, sociali e di governance.
L’agevolazione non riguarda soltanto il costo finale della certificazione. Può coprire anche la consulenza specialistica, le analisi ambientali e alcune attività formative necessarie per costruire il sistema, raccogliere i dati e preparare l’impresa alla verifica.
Il contributo viene però liquidato solo dopo l’ottenimento della certificazione. Non sono finanziati il rinnovo o il mantenimento di certificazioni già conseguite.
Chi può richiedere il contributo
Il bando si rivolge a tutte le imprese che abbiano:
sede legale operativa e/o unità locale operativa nella circoscrizione della Camera di Commercio dell’Emilia;
iscrizione attiva al Registro delle imprese per la sede o l’unità interessata;
i requisiti amministrativi, contributivi e di regolarità previsti dal bando;
una posizione conforme agli obblighi in materia di assicurazione contro i danni catastrofali, quando applicabili.
Il territorio di riferimento comprende le province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Le unità locali classificate esclusivamente come magazzino o deposito non sono considerate sedi operative ammissibili.
Ogni impresa può presentare una sola domanda, riferita a una sola certificazione. Anche le imprese collegate, controllate o con assetti proprietari sostanzialmente coincidenti possono essere ammesse per una sola domanda complessiva, secondo quanto previsto dal testo del bando.
Quali certificazioni sono finanziabili
Il BC26 individua un elenco tassativo di certificazioni ambientali, sociali ed etiche. Tra i percorsi più rilevanti per la misurazione ESG rientrano la Carbon Footprint di organizzazione e di prodotto, la Life Cycle Assessment e diversi sistemi di gestione della sostenibilità.
Carbon Footprint e analisi del ciclo di vita
UNI EN ISO 14064-1:2019 – Carbon Footprint di organizzazione;
UNI EN ISO 14067:2018 – Carbon Footprint di prodotto;
ISO 14040 e ISO 14044 – Life Cycle Assessment (LCA).
Sistemi di gestione ambientale ed energetica
UNI EN ISO 14001:2015 – sistemi di gestione ambientale;
UNI CEI EN ISO 50001:2018 – gestione dell’energia;
EMAS – Regolamento (CE) 1221/2009.
Circolarità e catena di custodia
ReMade;
Plastica Seconda Vita;
FSC – catena di custodia;
PEFC – catena di custodia.
Responsabilità sociale, parità e governance
certificazione B Corp;
PAS 24000:2022 – sistema di gestione sociale;
SA 8000 – responsabilità sociale;
UNI/PdR 125:2022 – sistema di gestione per la parità di genere.
Sistemi e modelli ESG
ESG-SDGs Rating:2022;
SRG 88088;
Modello EASI – Ecosistema Aziendale Sostenibile Integrato;
certificazione ESG.
Certificazioni settoriali
UNI ISO 20121 – sistemi di gestione sostenibile degli eventi;
ISO 21401 – sostenibilità delle strutture ricettive.
La certificazione deve essere rilasciata, per lo specifico scopo, da un ente terzo accreditato presso un organismo di accreditamento ammesso dal bando. Prima di avviare il percorso è quindi necessario verificare non soltanto la certificazione scelta, ma anche l’accreditamento dell’organismo che effettuerà la verifica.
Quanto finanzia il bando
Il contributo copre il 50% dei costi sostenuti e ammissibili, al netto dell’IVA, fino a un massimo di 14.000 euro. L’investimento minimo ammissibile è pari a 5.000 euro.
Per le imprese in possesso di un rating di legalità valido al momento della concessione è prevista una premialità di 250 euro, nel rispetto del limite del 100% delle spese ammissibili e dei massimali previsti dal regime de minimis.
Il contributo non è cumulabile con altri contributi pubblici relativi alle stesse iniziative e alle stesse spese. Se, in fase di rendicontazione, la spesa effettiva risulta inferiore al 70% di quella preventivata e ammessa, il contributo non viene erogato.
Come si articola la spesa ammissibile
Una corretta costruzione del budget è uno degli aspetti decisivi del progetto. Il bando distingue quattro categorie principali di spesa:
Consulenza per l’ottenimento della certificazione scelta, chiaramente indicata nella descrizione della fattura.
Indagini e analisi ambientali iniziali o finali, come misurazioni delle emissioni, analisi degli scarichi, carotaggi o analisi fonometriche.
Formazione, purché erogata da soggetti ammessi dal bando, come agenzie formative accreditate, università, scuole di alta formazione riconosciute o istituti tecnici superiori.
Spese fatturate dall’ente terzo certificatore.
Consulenza e certificazione: due attività distinte
La consulenza serve a preparare l’impresa alla certificazione: definizione del perimetro, raccolta e controllo dei dati, applicazione della metodologia, calcoli, documentazione tecnica e gestione delle eventuali non conformità preliminari.
L’ente certificatore svolge invece la verifica indipendente e rilascia la certificazione. Il progetto presentato deve prevedere obbligatoriamente spese dell’ente terzo certificatore: una domanda basata sulla sola consulenza non soddisfa questo requisito.
Questa distinzione deve emergere con chiarezza anche dai preventivi e dalle fatture. Il consulente non sostituisce l’organismo di certificazione e l’organismo di certificazione deve mantenere la propria indipendenza.
Timeline e scadenze del BC26
Dal 1° giugno 2026: decorrenza delle spese
Le spese devono essere interamente fatturate e pagate tra il 1° giugno 2026 e il 31 maggio 2027. Anche i servizi di consulenza e formazione devono essere attivati a partire dal 1° giugno 2026.
17 settembre 2026, ore 10:00: apertura delle domande
Le richieste devono essere trasmesse online attraverso il sistema Restart di InfoCamere. È possibile precaricare la pratica, ma l’invio può avvenire soltanto a partire dall’orario ufficiale di apertura.
29 settembre 2026, ore 16:00: chiusura delle domande
La finestra per partecipare dura soltanto 12 giorni. La Camera di Commercio può inoltre disporre la chiusura anticipata in caso di esaurimento delle risorse.
31 maggio 2027: chiusura del periodo di spesa
Entro questa data tutte le spese ammissibili devono risultare fatturate e pagate secondo le modalità previste dal bando.
30 luglio 2027, ore 18:00: rendicontazione finale
La rendicontazione deve essere trasmessa attraverso Restart. Tra gli allegati è richiesta anche la copia della certificazione ottenuta.
Errori comuni da evitare
1. Presentare un preventivo di consulenza senza data
Il preventivo deve riportare una data di emissione. I preventivi non datati sono automaticamente esclusi dalle spese ammissibili.
2. Sottovalutare la regola dei due mesi
Il preventivo di consulenza deve avere una data antecedente di almeno due mesi rispetto alla data di ottenimento della certificazione. Non si tratta di due mesi rispetto alla domanda di contributo: il riferimento indicato dal bando è la data della certificazione.
3. Sostenere acconti prima del 1° giugno 2026
Un acconto pagato prima della data di ammissibilità rende inammissibili anche le fatture successive riferite allo stesso servizio, compreso il saldo. È quindi necessario ricostruire con attenzione ordini, contratti, fatture e pagamenti.
4. Non inserire i costi dell’ente certificatore
Il progetto deve includere spese dell’organismo terzo che rilascerà la certificazione. La sola consulenza non è sufficiente.
5. Inserire rinnovi o costi di mantenimento
Il BC26 finanzia l’ottenimento di una nuova certificazione, non il rinnovo o il mantenimento di certificazioni già conseguite.
6. Presentare più domande o più certificazioni
Ogni impresa può presentare una sola domanda per una sola certificazione. In caso di domande multiple viene considerata soltanto la prima pratica valida secondo le regole del bando.
7. Inviare la pratica prima dell’apertura
Il precaricamento è consentito, l’invio anticipato no. Una pratica trasmessa prima delle ore 10:00 del 17 settembre viene respinta per incoerenza con i termini del bando.
8. Compilare manualmente il modulo o trasmettere file non conformi
Il modulo deve essere compilato elettronicamente nei campi editabili e firmato digitalmente. La piattaforma Restart accetta gli allegati firmati in formato CAdES con estensione .p7m. La compilazione manuale del modulo comporta l’esclusione.
9. Rendicontare meno del 70% della spesa ammessa
Una riduzione rilevante del progetto può compromettere l’intero contributo. Prima della domanda è opportuno costruire un budget realistico e verificare la sostenibilità operativa del percorso fino alla certificazione.
Come prepararsi prima del 17 settembre
Per utilizzare la breve finestra di apertura senza improvvisare, l’impresa dovrebbe completare in anticipo almeno queste attività:
scegliere la certificazione coerente con il proprio obiettivo e il proprio perimetro operativo;
verificare l’ammissibilità della sede e i requisiti amministrativi;
definire dati, stabilimenti, prodotti o processi coinvolti;
ottenere un preventivo di consulenza datato e sufficientemente dettagliato;
individuare un ente certificatore accreditato e acquisirne il preventivo;
costruire una timeline compatibile con la chiusura delle spese e con la rendicontazione;
predisporre firma digitale, accesso a Restart e allegati nel formato richiesto.
Come ecosostenibile.eu può supportare il percorso
ecosostenibile.eu può affiancare le imprese nella parte consulenziale del progetto, mantenendo distinta l’attività dell’ente terzo chiamato a verificare e rilasciare la certificazione.
Carbon Footprint di organizzazione e di prodotto
Per i percorsi ISO 14064-1 e ISO 14067, il supporto può comprendere la definizione del perimetro, la raccolta e validazione dei dati, il calcolo delle emissioni GHG, la costruzione dell’inventario e la preparazione delle evidenze tecniche necessarie alla verifica. Approfondisci il servizio di Carbon Footprint di ecosostenibile.eu.
Life Cycle Assessment
Per una LCA conforme alle ISO 14040 e 14044, il lavoro parte dalla definizione di obiettivo e campo di applicazione, passa per l’inventario del ciclo di vita e la valutazione degli impatti, e arriva all’interpretazione dei risultati e alla predisposizione della documentazione tecnica.
Certificazioni e rating ESG
ecosostenibile.eu può supportare la strutturazione dei dati ambientali, sociali e di governance, la costruzione delle evidenze documentali e la preparazione dell’impresa ai percorsi di certificazione o valutazione previsti dal bando. Per comprendere il nuovo contesto europeo è disponibile anche l’approfondimento sui rating ESG e il Regolamento UE 2024/3005.
L’obiettivo della consulenza preliminare è verificare tre aspetti prima di avviare il progetto: coerenza della certificazione, disponibilità dei dati e compatibilità della timeline con le scadenze del BC26.
Richiedi una prima valutazione
La domanda si apre il 17 settembre, ma il percorso verso la certificazione deve essere impostato prima. Un preventivo corretto, un perimetro ben definito e il coinvolgimento tempestivo dell’ente certificatore riducono il rischio di spese non ammissibili o di una certificazione incompatibile con i tempi del bando.
La tua impresa ha sede a Parma, Piacenza o Reggio Emilia e sta valutando una Carbon Footprint, una LCA o un percorso ESG?
Richiedi una consulenza di prima valutazione per verificare l’impostazione del progetto e arrivare preparati all’apertura dello sportello.
Domande frequenti sul Bando Certificazioni ESG 2026
Quanto finanzia il Bando Certificazioni ESG 2026?
Il BC26 copre il 50% delle spese ammissibili al netto dell’IVA, fino a un massimo di 14.000 euro. L’investimento minimo ammissibile è di 5.000 euro.
Quando si presenta la domanda?
La domanda può essere inviata tramite Restart dalle ore 10:00 del 17 settembre 2026 alle ore 16:00 del 29 settembre 2026. Il precaricamento è possibile, ma l’invio anticipato determina il rigetto della pratica.
La sola consulenza è finanziabile?
No. Le spese di consulenza sono ammissibili, ma il progetto deve includere anche i costi di un ente terzo certificatore accreditato. Il contributo viene liquidato soltanto dopo l’ottenimento della certificazione.
Sono ammesse spese sostenute prima del 1° giugno 2026?
No. Le spese devono essere sostenute tra il 1° giugno 2026 e il 31 maggio 2027. Un acconto precedente al 1° giugno rende inammissibili anche le successive fatture riferite allo stesso servizio.
Quali imprese possono partecipare?
Possono partecipare le imprese con sede legale e/o unità locale operativa nelle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia, purché rispettino tutti i requisiti previsti dal bando. Magazzini e depositi non sono considerati unità operative ammissibili.
Il bando finanzia il rinnovo di una certificazione?
No. Sono escluse le spese di rinnovo e mantenimento di certificazioni già ottenute.
Fonti ufficiali: pagina del Bando Certificazioni ESG 2026 – Camera di Commercio dell’Emilia e testo integrale del BC26 in PDF.
Informazioni verificate il 31 agosto 2026. Prima di presentare la domanda è necessario consultare il testo integrale del bando e gli eventuali aggiornamenti pubblicati dalla Camera di Commercio dell’Emilia.
Prezzo della CO₂: più stabilità per pianificare gli investimenti
Uno degli obiettivi dichiarati della revisione è rendere il mercato più prevedibile. La volatilità del prezzo della CO₂ è un problema concreto per le aziende: se il segnale di prezzo è troppo instabile, diventa più difficile valutare investimenti pluriennali in elettrificazione, idrogeno, efficienza, cattura della CO₂ o nuovi processi produttivi.
La proposta interviene anche sulla Market Stability Reserve, il meccanismo pensato per assorbire o rilasciare quote in funzione dell’equilibrio del mercato. Alcune ricostruzioni indicano un rallentamento nel ritmo con cui le quote eccedenti vengono ritirate dal mercato, con l’obiettivo di evitare eccessiva scarsità e mantenere un percorso di transizione più gestibile per l’industria.
È una scelta delicata: troppa rigidità può aumentare i costi in modo brusco, ma troppa flessibilità può ridurre l’incentivo a decarbonizzare. La credibilità del sistema dipenderà dalla capacità di tenere insieme stabilità e pressione trasformativa.
Ricavi ETS: dalla fiscalità ambientale alla banca della decarbonizzazione
Il vero cambio di paradigma riguarda il modo in cui vengono utilizzati i ricavi generati dall’ETS.
Secondo le informazioni disponibili, Bruxelles punta a destinare una quota molto più ampia delle entrate ETS alla decarbonizzazione industriale. Le ricostruzioni parlano di un salto significativo: una quota minima molto più alta dei ricavi nazionali dovrebbe essere indirizzata a investimenti industriali low-carbon, mentre free allowances e sostegni pubblici sarebbero sempre più condizionati a piani credibili di riduzione delle emissioni.
Questo passaggio cambia la logica del sistema: il prezzo del carbonio non serve solo a “far pagare” l’inquinamento, ma a creare un circuito finanziario per sostenere tecnologie, infrastrutture e processi produttivi coerenti con la transizione.
In questo quadro si inserisce anche il rafforzamento dell’Innovation Fund e il tema della Industrial Decarbonisation Bank, già collegato al Clean Industrial Deal europeo. L’idea è usare strumenti finanziari pubblici per sbloccare investimenti privati in settori difficili da abbattere, dall’acciaio alla chimica, dal cemento ai combustibili sostenibili.
Quote gratuite: non spariscono, ma cambiano significato
Uno dei punti più discussi riguarda le quote gratuite. Il sistema ETS ha storicamente previsto quote gratuite per ridurre il rischio di carbon leakage, cioè la delocalizzazione della produzione verso Paesi con regole climatiche meno severe. Con il graduale ingresso del CBAM — il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere — queste quote avrebbero dovuto essere progressivamente ridotte.
La nuova proposta sembra però aprire a una fase più lunga e flessibile per alcuni settori industriali, con quote gratuite mantenute più a lungo, ma legate in modo più stringente a investimenti reali nella decarbonizzazione. Alcune ricostruzioni indicano l’estensione dei permessi gratuiti per settori come acciaio e alluminio, condizionandoli a piani credibili di riduzione delle emissioni e investimenti in Europa.
Questo è un punto politico ed economico cruciale. Se le quote gratuite diventano una protezione passiva, rischiano di rallentare la transizione. Se invece diventano uno strumento condizionato all’innovazione, possono sostenere investimenti in tecnologie pulite e mantenere capacità industriale in Europa.
Carbon removals: il nuovo capitolo della neutralità climatica
Un altro elemento importante riguarda l’apertura verso i carbon removals, cioè le rimozioni di CO₂ dall’atmosfera o dai cicli produttivi. Tecnologie come Direct Air Capture e BioCCS sono sempre più discusse perché alcuni settori avranno emissioni residue difficili o impossibili da eliminare completamente.
L’integrazione delle rimozioni nel quadro ETS è però molto delicata. Da un lato, può aiutare a gestire emissioni residue nei settori hard-to-abate. Dall’altro, deve evitare un rischio: trasformarsi in un alibi per rinviare la riduzione diretta delle emissioni. La letteratura scientifica segnala che tecnologie come la Direct Air Capture restano costose, incerte nello scaling e richiedono politiche di supporto robuste e continuative per raggiungere scale significative.
Per questo, il principio dovrebbe restare chiaro: prima ridurre, poi compensare o rimuovere ciò che non è tecnicamente eliminabile.
Trasporti, aviazione, marittimo e rifiuti: l’ETS si allarga
La revisione guarda anche all’estensione e al rafforzamento dell’ETS in settori ulteriori. Le proposte riportate includono un ampliamento del sistema a segmenti aggiuntivi del trasporto marittimo e dell’aviazione, oltre all’ingresso graduale degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani.
Il caso dei rifiuti è particolarmente sensibile. L’inclusione dei termovalorizzatori potrebbe incentivare riciclo, prevenzione dei rifiuti, economia circolare e tecnologie di cattura della CO₂. Tuttavia, alcuni operatori temono effetti distorsivi se l’incenerimento viene incluso senza affrontare in modo coerente anche le discariche. Il rischio è spostare i flussi verso soluzioni meno efficienti o meno controllate, invece di ridurre davvero l’impatto complessivo del ciclo dei rifiuti.
La logica europea, però, è chiara: anche il settore dei rifiuti deve contribuire alla decarbonizzazione. La sfida sarà disegnare il perimetro in modo da premiare prevenzione, recupero di materia, qualità del riciclo e innovazione tecnologica, senza creare incentivi sbagliati.
Le critiche: il rischio di indebolire lo strumento più efficace
La proposta non è priva di critiche. Alcune organizzazioni ambientaliste e analisti temono che rallentare la riduzione delle quote e prolungare i permessi gratuiti possa indebolire uno degli strumenti climatici più efficaci dell’UE. In questa lettura, la revisione rischierebbe di inviare un segnale ambiguo: più fondi per innovare, ma meno pressione immediata per tagliare le emissioni.
Dall’altra parte, industria e alcuni Stati membri sostengono che senza maggiore flessibilità il rischio sia perdere capacità produttiva europea, occupazione e investimenti, trasferendo emissioni e produzione altrove. Il dilemma è reale: una transizione troppo lenta fallisce sul clima; una transizione non finanziabile fallisce sull’industria.
Il successo della revisione dipenderà quindi da un punto: la condizionalità. Più flessibilità può essere accettabile solo se agganciata a investimenti verificabili, roadmap credibili e metriche di decarbonizzazione trasparenti.
Cosa significa per le imprese
Per le aziende europee, la revisione dell’ETS porta un messaggio molto concreto: il carbon management non è più un tema da gestire a valle, ma una variabile strategica di investimento.
Le imprese dovranno lavorare su quattro piani:
Misurazione: conoscere le proprie emissioni dirette e indirette, i costi potenziali del carbonio e l’esposizione della filiera.
Pianificazione: costruire roadmap di riduzione compatibili con scenari ETS, CBAM, clienti e banche.
Finanziabilità: collegare i progetti di decarbonizzazione a strumenti pubblici, fondi europei, green finance e possibili carbon revenues.
Verificabilità: dimostrare con dati solidi che investimenti, riduzioni e rimozioni sono reali, addizionali e monitorabili.
In questo scenario, chi tratta l’ETS solo come un costo subirà la transizione. Chi lo interpreta come un segnale industriale potrà trasformarlo in leva competitiva.
Il ruolo di ecosostenibile.eu®: carbon credit, dati e strategie verificabili
La revisione dell’ETS conferma una cosa: il mercato del carbonio sta diventando sempre più sofisticato. Prezzo della CO₂, quote gratuite, carbon removals, fondi per l’innovazione, CBAM e rendicontazione climatica fanno parte dello stesso ecosistema.
ecosostenibile.eu® benefit company supporta le imprese in questo passaggio con competenze e tecnologia per costruire strategie climatiche credibili, misurabili e verificabili. Attraverso eCO2 e i nostri servizi di Carbon Credit Origination & Management, aiutiamo le aziende a:
- analizzare emissioni, baseline e scenari di riduzione;
- individuare opportunità di generazione o utilizzo credibile dei carbon credit;
- strutturare progetti conformi a metodologie solide e verificabili;
- collegare decarbonizzazione, finanza sostenibile e competitività;
- preparare dati e reporting per stakeholder, investitori e soggetti terzi.
La transizione climatica non può basarsi solo sui costi del carbonio. Deve diventare una strategia industriale. Ed è esattamente qui che il mercato dei carbon credit, se costruito con rigore, può diventare una leva concreta per finanziare innovazione, riduzione delle emissioni e valore competitivo.
Christian Sansoni